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Deutz e la nuova avventura italiana

Era nell’aria da tempo, e ora è realtà: Deutz cambia distribuzione in Italia. La famiglia Rouzaud ha compiuto una scelta strategica e perfettamente logica, affidando la storica maison...
di Vania Valentini

degustazione deutz
Era nell’aria da tempo, e ora è realtà: Deutz cambia distribuzione in Italia. La famiglia Rouzaud ha compiuto una scelta strategica e perfettamente logica, affidando la storica maison di Aÿ a Sagna, società di cui detiene una partecipazione azionaria e alla quale, già da tempo, ha affidato la distribuzione di Louis Roederer. È un incontro fra due realtà che condividono una visione comune: offrire solo ciò che rappresenta la massima espressione di eccellenza, unicità e savoir-faire.

Una decisione audace, ma sarà anche la più vincente? Solo il tempo potrà dirlo. La distribuzione in coabitazione di due maison di tale prestigio non è di certo semplice e gli equilibri del mercato dovranno adattarsi a questa nuova configurazione. Quel che è certo è che per Deutz si apre un nuovo, promettente, capitolo nel panorama italiano.

Un’inaspettata rivelazione: Deutz in stato di grazia

Era da un paio d’anni che non degustavo gli champagne Deutz e devo ammettere che gli assaggi durante la presentazione sono stati una rivelazione. Le cuvée si mostrano oggi più luminose, cesellate, vibranti, rivelando una precisione stilistica in grado di catturare il degustatore dal primo sorso. L’acidità, misurata con cura, incontra una tessitura setosa, mentre il perlage – minuto e persistente – dona slancio e freschezza. L’eleganza di Deutz è tangibile ma mai ostentata: ogni champagne trasmette la firma di una maison che fa della raffinatezza e della discrezione la propria nota distintiva, valorizzando pienamente il terroir e un metodo produttivo in cui nulla è lasciato al caso.

L’eredità di Deutz: la svolta del 1993 e la rinascita con Fabrice Rosset

Inizialmente nota con il nome di Deutz Geldermann, la maison nacque dall’incontro tra William Deutz e Pierre-Hubert Geldermann, due giovani mercanti di vino di origine tedesca che, combinando le loro competenze ed esperienze nel settore, diedero vita a un’azienda capace di affermarsi con successo. La loro impresa si sviluppò grazie a una cultura aziendale che, ancora oggi, si fonda su una rigorosa disciplina e su un’incessante ricerca dell’eccellenza. Questo approccio, unito a una visione imprenditoriale chiara e ambiziosa, ha permesso a Deutz di espandersi solidamente sui mercati internazionali, trovando affermazione sia in Europa che nelle Americhe. L’Italia, in particolare, si rivelò uno dei mercati più recettivi. Nel 1857, gli Champagne Deutz figuravano sulle carte del Grand Hotel Feder di Torino e divennero in breve la passione di Re Vittorio Emanuele II, che ne ordinò in grandi quantitativi tra il 1863 e il 1865.

Nel 1993, la famiglia Rouzaud – proprietaria di Louis Roederer – rileva Deutz, che all’epoca versava in un momento non particolarmente brillante. Jean-Claude Rouzaud, grande conoscitore della Champagne, affida la guida della maison al suo braccio destro, Fabrice Rosset, concedendogli un’autonomia mai vista prima: nessun legame operativo con Roederer, né sul fronte dell’approvvigionamento delle uve, né tantomeno in cantina.

Fabrice ha carta bianca su tutto”, era sostanzialmente il mandato di Jean-Claude Rouzaud. Con il senno di poi, fu la mossa giusta: in poco più di vent’anni Rosset segna una vera rinascita, portando la produzione da 600.000 a oltre 2,6 milioni di bottiglie annue, parallelamente a un costante incremento della qualità. A lui si deve anche la nascita di nuove cuvée, come l’Extra Brut, il celeberrimo Amour de Deutz, poi seguito dall’Amour Rosé e dai due parcellari di Pinot Noir.

Oggi, dopo aver guidato Deutz in questo percorso di rinascita, Fabrice Rosset ha passato il testimone a Marc Hoellinger, attuale PDG della maison, che oggi opera già al fianco dell’abile Caroline Latrive in veste di Cheffe de Cave.

L’eredità di Rosset è più che evidente: una gamma di champagne in continua ascesa e una reputazione di eccellenza che brilla a livello internazionale. Forte di queste basi solide, Hoellinger e Latrive guardano al futuro con uno sguardo audace e innovativo, pronti a spingere Deutz verso nuove sfide e traguardi ancora più ambiziosi.

Il Presidente e Caroline Latrive, Cheffe de Cave di Deutz.
Caroline Latrive, Cheffe de Cave, e Marc Hoellinger, nuovo Presidente Deutz.

Deutz: un’eredità di rigore e maestria

La storia e l’identità degli champagne Deutz sono profondamente intrecciate con Aÿ, storica culla della viticoltura nella regione della Champagne. È proprio in questo villaggio che la maison familiare è stata fondata nel 1838. 

Nel corso dei secoli, Deutz ha costruito ad Aÿ una tradizione fondata sull’eccellenza e sull’esclusività. Questa maison si è spesso distinta per il suo spirito pionieristico, mantenendosi sempre fedele alle sue radici e al senso di appartenenza alla prestigiosa famiglia delle grandi maison de champagne

La maison ha sempre goduto di un prestigio unico, alimentato da una coerenza produttiva rara e da uno stile ferreo. I 45 ettari di vigneti di proprietà sono certificati HVE (livello 3), a riprova di un approccio rispettoso della biodiversità e del paesaggio, che mira a ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Tra i capisaldi della viticoltura sostenibile adottata, si annoverano la tutela degli ecosistemi, la gestione responsabile dell’acqua e dei rifiuti, la diminuzione dell’impronta di carbonio e una stretta collaborazione con i vigneron per favorire pratiche virtuose in fase di conversione. L’obiettivo è ottenere uve capaci di conferire nitidezza aromatica, purezza ed eleganza ai futuri champagne.

I vigneti si dispiegano nelle zone più prestigiose della Champagne – da Aÿ e Verzenay fino a Bouzy, Ambonnay, Avize, Le-Mesnil e Oger – delineando un mosaico di terroir di rara eccellenza. A questi appezzamenti si sommano altri 350 ettari di parcelle selezionate con cura, in gran parte Grand Cru o Premier Cru.

Dietro le quinte, come racconta Caroline, si cela una filosofia ben definita, fondata su alcuni punti cardine: 220 tini termoregolati di acciaio dedicati alle vinificazioni parcellari (a bassa temperatura, 15°C), la malolattica effettuata con regolarità e una meticolosa attenzione alle peculiarità di ogni vendemmia. In questo orizzonte, il fattore tempo assume un’importanza cruciale: lunghi periodi di affinamento, che la maison abbraccia in maniera coraggiosa, riflettendosi poi nell’intera gamma – dall’emblematico Brut Classic al Rosé, fino ai millesimati (Brut, Rosé e Blanc de Blancs), agli Hommage à William Deutz (da parcelle singole come ‘Meurtet’ e ‘La Côte Glacière’) e alle cuvée de prestige William Deutz, Amour de Deutz e Amour de Deutz Rosé. Tutti questi vini riposano in tre chilometri di cantine scavate nella craie, a trenta metri di profondità, un luogo capace di garantire un equilibrio ottimale tra la giusta temperatura e umidità. 

Il privilegio dell’affinamento: tempo come alleato

Uno dei tratti distintivi di Deutz è il ricorso a lunghi affinamenti sui lieviti, ben oltre i requisiti minimi imposti dal Disciplinare. L’intento è estrarre complessità e profondità senza intaccare la freschezza.

Già qualche anno fa, a Parigi, ho potuto constatare in prima persona l’eccezionale longevità di Deutz, partecipando alla verticale Deutz Berceaux Vinothèque Vins presso l’Hotel Peninsula. Ne ho scritto qui ma voglio ribadire qui quanto quell’esperienza abbia messo in luce la tenuta straordinaria di questi champagne. Un viaggio tra i millesimi dal 1982 al 2002, con bottiglie da 0,75 e una magnum del 1985: una testimonianza di come il formato stesso possa influire sull’evoluzione.

Oggi, Deutz vive una nuova stagione, riaffermando la propria identità grazie a un’inesauribile ricerca e a un legame profondo con il tempo. Una storia iniziata con Fabrice Rosset e ora nelle mani di Marc Hoellinger, entrambi mossi da una visione audace. Il risultato? Uno champagne che non ha mai deviato dalla sua rotta, mantenendo intatta la propria cifra stilistica. Se il gusto contemporaneo predilige verticalità, trasparenza ed estrema bevibilità, Deutz lo interpreta senza forzature, con naturale eleganza. Perché innovare non significa cambiare, ma saper evolvere rimanendo se stessi.

etichetta deutz brut classic

Brut Classic

45% Chardonnay, 30% Pinot noir, 25% Meunier

Assemblaggio di uve di 52 villaggi; base 2021, vini di riserva 57% (annate 2018, 2019 e 2020) con lo Chardonnay e il Pinot Noir proveniente esclusivamente da villaggi Grand Cru.

Affinamento sui lieviti: 3 anni – Dosage 6,5 g/l

All’olfatto dolci note floreali di magnolia e iris si intrecciano ad agrumi gialli, bergamotto per chiudere su un finale gessoso, finanche pietroso. Il palato è piacevole, luminoso, agrumato, snello e agile nei movimenti, con una bollicina vellutata e carezzevole. Il finale rimane fine e preciso, invitando al sorso successivo. È decisamente luminoso, pulito, senza tracce di pesantezza, rivela una bellissima armonia, frutto di una ricerca stilistica ben centrata.

Voto:91/100>

etichetta deutz rosé

Rosé

75% Pinot Noir, di cui il 5% in rosso, 23% Chardonnay, 2% Meunier

Uve soltanto Grand Cru e Premier Cru, per il rosso da Aÿ e Mareuil, 5% di vini di riserva, circa 30 mesi sui lieviti, dosaggio 6,5 g/l

Profilo floreale, elegante, intenso: mora e lampone si affiancano a note di radice, peonia e perfino scones inglesi al mirtillo, in un sottofondo tra boschivo e il sontuoso. Al palato è immediatamente espressivo, gustoso, goloso di frutto rosso e agrume ma, anche qui, senza mai eccedere, sempre con misura, per una trama gustativa che rimane armoniosa, precisa e fine. Stilisticamente impeccabile, con un finale salino a suggellarne la freschezza.

Voto: 91/100

etichetta blanc de blancs 2018 deutz

Blanc de Blancs 2018

100% Chardonnay

Uve per il 50% da Avize, il 45% da Le-Mesnil e il 5% da Trépail; 5 anni sui lieviti (dég. nov. 2023), dosage 6,5 g/l

L’annata 2018 regala una ricchezza aromatica ed eleganza nel frutto, ci racconta Caroline. Lo Chardonnay proviene dalla Côte des Blancs (Avize, Le-Mesnil per la nota più austera, Trepail per la potenza aromatica) e qui si esprime sulla bella florealità, sulla luminosità e freschezza degli agrumi, del bergamotto, per una e pulizia olfattiva che ne sottolinea la precisione stilistica. Misura, equilibrio, armonia, classe… al palato spicca anche la salinità, con una mineralità che, in questa sua fase, quasi sovrasta il frutto. Un Blanc de Blancs di grande personalità, più “vino di terroir” che di Maison, molto affascinante.

Voto: 93/100

etichetta deutz rose 2018

Rosé 2018

80% Pinot Noir, di cui il 4% in rosso, 20% Chardonnay da 

Uve da Aÿ, Mareuil, Bouzy, Chigny, Mailly (PN), Avize e Ambonnay (CH); per il rosso lieux-dits ‘Pierre Robert’, ‘La Pelle’, ‘La loge aux Vigniers’ ad Aÿ e ‘Les Cumaines’ a Mareuil; 5 anni sui lieviti (dég. aprile 2023), dosage 6,5 g/l 

Anche qui si ritrova il frutto rosso generoso, pieno, (vin rouge di Aÿ e Mareuil-sur-Aÿ), ma con un carattere meno “sfilacciato” di prima: qui è tutto più contenuto, fitto, ricamato con maestria, ben integrato, e intrecciato alla ‘gessosità’, a conferirgli classe, autorevolezza, quasi rigore. Anche il sorso è importante, sapido, solido, quasi monolitico, di grande freschezza con una trama sapida precisa e cesellata.

Voto: 93/100

etichetta deutz brut 2018

Brut 2018

67% Pinot Noir, 33% Chardonnay di Avize

Uve da Aÿ (29%), Ambonnay (20%), Bouzy (18%) e Avize; 5 anni sui lieviti (dég.feb. 2024); dosage 6,5 g/l 

Naso misurato, preciso, quasi riservato, con note vicine al tabacco, alla frutta secca e al sandalo, che tessono un olfatto fitto e misterioso, quasi maschile. In bocca non affonda con decisione, ma trasmette classe e una vena salina spiccata. Più austero, riservato, ma destinato a evolvere bene col tempo.

Voto: 92/100

etichetta william deutz 2014

William Deutz 2014

67% Pinot Noir, 28% Chardonnay, 5% Meunier

Uve da da Aÿ, Bouzy Verzenay, Avize, Le-Mesnil, Chouilly, Villers-Marmery, Chamery; 10 anni sui lieviti (tiraggio a 23 g/l); dosage 7 g/l

Burro, nocciola, crema: perde quindi la dominante floreale, aprendo a note più gourmand, sontuose, invitanti di pasticceria, nocciola, caramella mou, per poi, solo nel finale, sfumare su quelle più lievi di fiori bianchi e frutti esotici, freschi. La bocca è freschissima, solida, monolitica, quasi masticabile, appagante; un sorso che è un’esplosione di vera dolcezza e piacevolezza, cesellata dal sale e dall’acidità, ad allungare in persistenza. Perfetto.

Voto: 96/100

www.champagne-deutz.com

Per l’Amour de Deutz 2013 rimandiamo all’edizione 2024/25 di Grandi Champagne, in versione cartacea o digitale (Club), mentre per l’Amour de Deutz Rosé 2013 all’edizione 2022/23, anch’essa in versione cartacea o digitale (Club).

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